Le origini del Passaporto delle Dolomiti

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Le origini del Passaporto delle Dolomiti

La storia del Passaporto delle Dolomiti affonda le proprie radici nei primi anni Novanta, ma per raccontarla bisogna fare un passo ancora più indietro.

La famiglia Zardini è legata alla fotografia fin dalla fine dell’Ottocento.
Fu allora che Raffaele Zardini, maestro d’arte ed ebanista, costruì una delle prime macchine fotografiche a lastre della valle, dando origine a una tradizione familiare che avrebbe raccontato per oltre un secolo la storia di Cortina d’Ampezzo e delle Dolomiti.

Tre generazioni di fotografi hanno documentato la vita della valle, le sue montagne e gli eventi che l’hanno segnata. Tra questi spicca il nome di Antonia Verocai Zardini, oggi ricordata come una delle prime donne fotoreporter della Grande Guerra, autrice di straordinarie immagini del fronte dolomitico.

Fu in questo contesto che, nei primi anni Novanta, Nicola Zardini, giovane artista e instancabile viaggiatore, insieme al padre Stefano Zardini, decise di dare vita a un progetto editoriale dedicato alle Dolomiti.

L’idea era semplice: realizzare oggetti belli, curati e durevoli, capaci di raccontare la montagna con la stessa passione con cui la famiglia l’aveva fotografata per oltre cento anni.

Nacquero così libri fotografici, guide, cartoline e pubblicazioni dedicate ai viaggiatori.